Biografia

Luca Serrani e Isadora Angelini sono attori-autori che condividono la propria ricerca scenica dal 2000, parallelamente al lavoro con altre compagnie. Nel 2006 fondano la Compagnia indipendente Teatro Patalò realizzando lavori teatrali con diverse formazioni e regie, con particolare attenzione alla ricerca drammaturgica e alla composizione coreografica.  Patalò vuol significare “stare con le zampe nell’acqua”, intendendo il teatro nelle parole di Kantor come il luogo che svela, come un segreto guado nel fiume, le orme del passaggio “dall’altra sponda” alla nostra vita. Al centro della creazione l’arte dell’attore, intesa come competenza tecnica e come disposizione all’ autorialità del proprio stare in scena, insieme alla generosità nei confronti del pubblico e dei colleghi. Le opere rivolte all’infanzia si caratterizzano
per un linguaggio poetico e grottesco a un tempo, rivolto sia ai bambini che agli adulti. Negli spettacoli si da voce a figure marginali, che mettono in discussione il concetto di normalità, capaci di restituire una visione della realtà da prospettive periferiche, proponendo una riflessione sul teatro “come spazio di ascolto di suoni e movimenti normalmente non avvertiti”.

Spettacolo

SILENZI

C’è un corpo disteso. A chi appartiene? Che cosa è accaduto? Un uomo e una donna per continuare a parlarsi hanno bisogno di incontrarsi in una terra di mezzo. Cosa ci fanno lì? Ci lavorano? Piangono di cuore o lo fanno per
soldi? Forse sono lì perché non hanno altra scelta. Un’interrogazione sulla coppia e sulla scena. Sulla coppia in scena. Una palestra in cui animus e anima possono esercitarsi e mettersi a nudo. È una proposta che pone al centro del discorso l’intimità, esplorandone alcune sfaccettature attraverso le possibilità dell’incontro fra due attori. Che si scontrano ostinatamente con l’inattualità del discorso amoroso e allo stesso tempo con l’inattualità della scena.

Alla base di questo lavoro c’è una ricerca sulle zone di limite: il limite fra il sonno e la veglia, tra la vita e la morte, tra la platea e la scena. C’è la ricerca ostinata sul coraggio di mostrarsi nudi aldilà della finzione, e di farlo proprio grazie alla finzione, alla convenzione, esplorando le possibilità delle arti performative, ricercando un’intimità della relazione tra chi guarda e chi si lascia guardare.

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